LA RECENSIONE
DELLA CASA DISCOGRAFICA
Il nuovo lavoro di Vinicio Capossela si presenta come un affresco
di pezzi solenni, i cui singoli elementi discendono dalla notte
dei tempi e per ciò contengono il seme del tutto, compresa
la loro parte di attualità. E' sufficiente evocarli e
metterli in scena, per agitare con inaudita violenza ed efficacia
lo spettro del presente. Del resto, sempre c'è stato
da proteggersi e da proteggere, e sempre il sole è sorto
su distese di terre tali da doversi indicare come "Ovunque".
«Quando si sono presi certi respiri, non ci si può
più ridurre a parlare di contemporaneità. Non
c'è più bisogno di nominare i potenti, i superbi
di oggi, i furbi di oggi, di un E' che è già Fu.
Niente, sono polvere anche loro… Presa questa misura,
allora si può scrivere, cantare dell'uomo, della terra,
nell'attualità degli ottomila anni che l'abitiamo».
Al centro dei cerchi concentrici, della spirale, quindi, la
pietra, l'archetipo. Di questo sono fatte, ciascuna a suo modo,
le composizioni dell'album: "Non trattare", con il
suo vagare abbacinato nel niente sotto il sole e il ripetersi
ossessivo di parole che rimandano a quelle scolpite nell'Ecclesiaste
e nei Salmi. Il grotto preistorico da cui proviene il suono
dannato e sanguinolento di "Brucia Troia", con i suoi
riferimenti all'Edipo Re di Pasolini e alla solitudine del Minotauro.
Il mito della "Medusa" rivisitato a suon di cha cha
cha. Archetipo di spettacolo è il "Colosseo"
della Roma imperiale, e di grandezza i grattacieli illuminati
della terza Roma, Mosca, la megapolisis cantata in "Moskavalza".
Cosa c'è se non questo, nell'infanzia già perduta
di "Spessotto", nell'epopea gloriosa e romantica della
gioventù e dell'amicizia celebrate in "Dove siamo
rimasti a terra Nutless", nella primordiale pena di un
amore finito come "Pena de l'alma"? E così
nella preghiera disperata e misericordiosa alla "Santissima
dei Naufragati", nella nostalgia di una stagione e nel
rimpianto di "Lanterne rosse", nell'illusione che
è tutto nella vita di "Nel blu". E soprattutto
nell'uomo che è da sempre carne e spirito: la carne che
brucia e imputridisce del "Rosario della Carne", che
risorge gioiosa di vita ne "L'uomo vivo", lo spirito
invocato come grazia nel brano conclusivo che dà titolo
all'album.
Ma appunto "Ovunque proteggi" è anche un disco
che parla di grazia. La grazia che vive, a volte nascosta, dentro
di noi e quella - fuori di noi - che non ci è dato di
saper causare ma solo di riconoscere e, possibilmente, di proteggere.
E' un disco sulla grazia a partire da quella che appartiene
ai posti, alle persone, ai musicisti, ai mille riferimenti che
di questo lavoro sono via via entrati a far parte. "Ovunque
proteggi" è infatti costruito su un labirinto di
luoghi che "sono" nei brani, ne definiscono, ne fissano
una volta per tutte nel suono la forma, portando "ogni
brano in fondo alla sua suggestione". Scrivere e registrare
questa volta non sono stati due processi separati, ma piuttosto
due momenti, a volte diversi, a volte perfino simultanei, dello
stesso processo: si è cioè scritto e registrato
nei luoghi e per i luoghi. Luoghi attraverso i quali Vinicio
Capossela si è lasciato guidare o dai quali si è
fatto sviare, andando avanti come condotto da un leggero soffio
che sposta la polvere e lascia intravedere, più avanti,
la strada.
Dalla pietra...
«C'è un momento in cui il romanzo, l'argomento
o il semplice spunto contemporaneo non bastano… bisogna
attingere direttamente, abbeverarsi alla fonte. Da una parte
ci sono le epoche, il barocco, il neoclassico, il moderno…e
poi c'è la pietra. Ecco, c'è un momento in cui
vieni ad amare la pietra. La pietra, le chiese di pietra e le
parole scagliate come pietre». "Ovunque proteggi"
inizia da qui, dalla pietra. Dall'unica cosa che trascende -
e per ciò stesso sconfigge - il trascorrere del tempo.
«Le religioni, e in generale le Scritture, sono piene
di visioni, di profeti e di allucinazioni. Esse sono la madre
di tutte le allucinazioni. Basti pensare alla scrittura biblica;
in ciò che è biblico sono comprese la Creazione,
L'Apocalisse.. sono visioni enormi, il crogiuolo da cui nascono
uomini e dei».
"Ovunque proteggi" gesticola e parla da quello scoglio
isolato in un Mediterraneo di rovesci e frammenti, su cui, nella
centrifuga dei punti fermi e delle domande, i ricordi e i tormenti
si fanno cianfrusaglie. Siamo sul cornicione dei tempi, dove
le fedi scivolano dalle dita e cadono su selciati pagani, l'espressione
s'indurisce come la lingua di una serpe, gli occhi e i comportamenti
recuperano sfumature ed abitudini sprofondate nei secoli, mescolando
epoche e riferimenti, fondendo mercanteggiare, conoscenze, ipotesi
e sincerità. Ciascuno a tratti sconvolto e piagnucolante,
a tratti imbevuto di serenate grondanti; e tutti insieme, tantissimi,
abbracciati nell'assedio, spaventati, colti un momento da entusiasmo
ed il secondo dopo da orrore.
Nella tempesta che infesta, a ritmo dispari, sull'elastico
che fa ballare geografie e storie, l'uomo implora di poter pagare
il dazio e ritrovare la bellezza, chiede appello senza far più
distinzione di preferenza, fra gli dei e le scritture, i simboli
e le maledizioni, che al contempo rimbombano nelle cupole. E
nella ricerca di assoluzione, direzione, protezione, si travasano
preghiere, incubi e visioni, che si susseguono come palline
di un rosario, senza che le mani che lo sgranano si pongano
più il problema di assomigliare a quelle di un vescovo,
di un aruspice, di un demone, o di un semplice marinaio naufragato,
fra l'uno e l'altro, nella buriana.
Non possono che uscirne incisioni ricolme di maschere impressionanti
e immaginifiche, racconti dai contorni netti, scolpiti nel suono,
da pronunciarsi con voci diverse, accendendo e spegnendo luci
diverse, inoltrandosi in ambientazioni e situazioni diverse,
pestando mani, piedi, fili elettrici e sonagli.
... all'album "Ovunque Proteggi"
Come il Vene?ka protagonista del racconto di Venedikt Vasil'evi?
Erofeev "Mosca-Petu?ki" - un viaggio a tappe costruito
come una via crucis, in compagnia di angeli e visioni, bevendo
a ogni fermata: "Idì, Vene?ka, idì"
… Vai, Vinicio, vai… -, così Capossela ha
lavorato ad "Ovunque proteggi" di getto, affidandosi
alla "benedizione dell'incontro e sotto l'alta protezione
del Gigante e del Mago", inseguendo le singole canzoni
in lungo e in largo per l'Italia per stanarle dai luoghi che
le tenevano rinchiuse: Roma, Ispinigoli, Calitri, Rubiera, Scicli,
Treviso, Milano. Un lavoro iniziato nella primavera dello scorso
anno, condotto e cavalcato a ritmi sempre più frenetici,
facendo un passo in una direzione e due in un'altra, se del
caso sbagliando per poi ricominciare, avanzando spesso nel dubbio,
mettendo ogni volta a rischio tutto, fino ad arrivare alla consegna
del master alla fine dell'autunno. In mezzo, sei mesi di lavoro
continuo, senza orari, avendo come unico metodo la "colica
di immaginazione" che ancora una volta, per Vinicio Capossela,
è dietro la narrazione della nuova vicenda: «Niente
si è potuto davvero programmare, e nella tensione di
portare a compimento le cose ci si è mossi come rabdomanti
sul filo dell'intuizione».
Un'intera epopea di incontri, di registrazioni, di magie, si
è consumata così nel volgere di una stagione,
combusta nella successione degli eventi che ha portato in dono
le nuove canzoni. La porta sulle registrazioni si è chiusa
definitivamente alla fine dell'anno, dopo un ultimo ascolto
appassionato in presenza dell'amico Nutless, riapparso d'improvviso
per salutare la partenza del disco per la stamperia germanica:
«A fine disco invitai Nutless, preparai lo champagne,
chiesi due ore lo studio e ce lo portai dentro. Mi ubriacai
dirigendo tutta quella musica che in quei mesi era stata la
mia ossessione, dirigevo l'opera finita, e infine la congedai.
Fu l'ultima volta che ascoltai il disco».
L'album, finito e stampato, adesso è qui. L'affresco
s'apre sulla tempesta, ma merita un'ultima notazione a proposito
del pezzo che dà il titolo all'album. La prima stesura
di "Ovunque proteggi" è in una versione strumentale
che appartiene alle sessions de "Il ballo di San Vito",
album del quale avrebbe dovuto rappresentare la chiusura, una
volta ultimato. Ma le parole non arrivarono e "Il ballo
di San Sito" si concluse senza quel brano. Pur tuttavia
rimase la musica, una musica che, come ricorda oggi lo stesso
Capossela, «aveva qualcosa di sacro, se per sacro intendo
ciò che mi è caro. Ebbene quella musica mi faceva
rimpiangere tutto ciò che mi era caro. A parte piangerci
sopra, però, non sapevo cosa farmene. Quindi l'ho messa
da parte, perché pensavo si meritasse qualcosa di suo.
L'ho protetta, a mio modo». Ed è stato così
che la canzone che per prima si era sporta per lasciarsi afferrare
dalla scrittura, sia in realtà stata quella a cui tutte
le altre composizioni si sono ricongiunte nel corso dell'anno
passato, per arrivare a formare il nucleo di un intero disco.
OVUNQUE PROTEGGI.
"Ovunque Proteggi" - I Luoghi
Roma: al "Forum Music Village", incastonato sotto
una basilica sono stati registrati i corni e i timpani del pezzo
imperiale per eccellenza: "Al Colosseo". Per molti
versi questa registrazione ha coinciso con la posa della prima
pietra del nuovo disco.
Rubiera (RE): il quartier generale della prima parte della
lavorazione del disco. Nella pianura padana resa arroventata
dall'estate e dal riverbero dell'asfalto e delle lamiere di
eternit, lo studio ricavato da vecchie celle frigorifere denominate
FRIGORALP è stato teatro di registrazioni epiche e di
molte prime stesure dei brani: qui si sono condensati il suono
soviet-techno di "Moskavalza" e quello della struggente
serenata "Pena del alma"; qui hanno trovato forma
gli altri suoni di "Brucia Troia" prima dell'incursione
in terra di Sardegna.
Ispinigoli (NU): la grotta preistorica è stata cava
di pietra, labirinto e città in fiamme per la registrazione
di "Brucia Troia". Una cattedrale aperta nella terra,
con una stalagmite di una trentina di metri - la più
alta d'Europa - e migliaia di gradini che conducono dalla luce
esterna alle sue profondità. L'aria primordiale ha dato
vita a una delle visioni più profonde del disco, evocata
con addosso una pelliccia di montone nero venduta dal conciatore
di pelli di Orroli, la maschera da boves di Ottana e i campanacci
di Tonara.
Calitri (AV): nel paese natale del padre di Vinicio, Vito Capossela,
per registrare "Dalla parte di Spessotto" con i musicisti
che suonarono 40 anni fa al suo matrimonio con Antonietta. Ancora
oggi Rocco Briuolo, "Tuttacreta" e "Matalena"
sono soliti incontrarsi e passare il tempo seduti fuori dall'ufficio
postale, tanto che ormai tutti li chiamano la "Banda della
Posta".
Treviso: presso il Teatro delle Voci si sono svolte le registrazioni
di due brani dell'album. L'Orchestra d'archi Italiana proveniente
da Castelfranco Veneto diretta da Mario Brunello ha inciso qui
il gran vals impressionante "Nel blu", mentre lo stesso
Mario Brunello ha dato al suo violoncello la forma da primo
vascello che regge l'intero impianto armonico di "S.S.
dei naufragati".
Scicli (RG): nella Chiesa di San Bartolomeo il corpo bandistico
"A. Busacca" diretto da Roy Paci ha dato voce alla
gioia de "L'uomo vivo", brano ispirato alla festa
della Resurrezione che si svolge proprio a Scicli nella domenica
di Pasqua.
Milano: sono stati diversi i luoghi a Milano che si sono resi
"ambiente" per le registrazioni del disco. Scarlatti
Grad con il suo pianoforte da camera, ad esempio, registrato
per "Lanterne rosse" con sottofondo di tram sferraglianti
in lontananza. Oppure il Cicco Simonetta, perfetta ambientazione
per il pianoforte da saloon catturato quasi furtivamente per
"Pena del alma". Ma anche la Chiesa di San Cristoforo
sul Naviglio, dove il Coro della Cappella di San Maurizio ha
registrato gli splendidi cori di "S.S. dei naufragati",
nel corso di una session di grande intensità emotiva.
E infine le Officine Meccaniche Next, quartier generale dell'ultima
parte della lavorazione del disco. Qui si sono registrati pezzi
dalle suggestioni più diverse, come "Non trattare",
"Medusa cha cha cha", "Dove siamo rimasti a terra
Nutless" e "Ovunque proteggi", oltre a completare
e chiudere, nella molteplicità tentacolare del mixaggio,
gran parte degli altri brani del disco: "Brucia Troia",
"Dalla parte di Spessotto", "Moskavalza",
"Pena del alma", "Lanterne rosse".
www.capossela.warnermusic.it
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